Prima di tutto, una scusa per la nostra lunga assenza dai social e dalle pagine del BJCI. Come molti di voi avranno notato seguendo i nostri profili personali, tutto lo staff del Bon Jovi Club Italia era in tour, impegnato a seguire la band nelle cinque date europee. Al nostro rientro abbiamo poi dovuto affrontare un imprevisto personale che ci ha costretto a rallentare ulteriormente. Ora, però, siamo pronti a riprendere il nostro racconto.

E non potevamo che ricominciare da qui: dal ritorno dei Bon Jovi in Europa.

Per chi segue la band da molti anni, è difficile rendere davvero l’idea di quanto fosse particolare essere nuovamente in uno stadio europeo ad aspettare l’inizio di un concerto dei Bon Jovi. L’ultima volta era stata nel 2019. Poi il Covid, la lunga pausa e, soprattutto, le condizioni vocali di Jon Bon Jovi avevano cambiato completamente la prospettiva sul futuro live della band.

Sei anni, per una band come i Bon Jovi, sono un intervallo di tempo enorme. Non eravamo abituati a una distanza simile e, proprio per questo, assistere nuovamente a quelle migliaia di persone che entravano negli stadi con la maglia della propria band, pronte a cantare ogni parola, aveva già qualcosa di speciale prima ancora che le luci si spegnessero.

Poi è arrivata la musica.

Ed è stato come ritrovare una storia conosciuta a memoria.

Le canzoni dei Bon Jovi hanno attraversato generazioni e, sera dopo sera, gli stadi lo hanno dimostrato. Ogni brano veniva restituito alla band da decine di migliaia di voci: non semplicemente un pubblico che assiste a un concerto, ma una gigantesca esperienza corale nella quale ogni canzone diventava un ricordo condiviso.

Ma la vera emozione, per noi, è stata assistere al recupero vocale di Jon Bon Jovi.

Probabilmente molti si aspettavano prestazioni canore inferiori a quelle a cui abbiamo assistito. È importante essere consapevoli che il recupero non è totale e che alcune canzoni richiedono inevitabilmente degli accomodamenti rispetto alle versioni del passato. Ma quello che abbiamo visto in queste cinque serate è stato ampiamente sufficiente per sostenere circa due ore e mezza di concerto e, soprattutto, per dimostrare ancora una volta perché Jon Bon Jovi sia considerato uno dei più grandi frontman del mondo.

Perché il punto non è soltanto arrivare alla nota più difficile. È quello che succede quando Jon prende possesso del palco e riesce a coinvolgere ogni singola persona presente in uno stadio sold-out. E quella capacità, dopo tutti questi anni e dopo tutto quello che è successo, è ancora intatta.

Anzi, serata dopo serata, è sembrato crescere qualcosa di altrettanto importante: la sicurezza.

Edimburgo è stata una bella partenza. Dublino è stata ancora meglio. La prima notte a Londra ha rappresentato la prova definitiva: Wembley Stadium sold-out, 80.000 persone davanti alla band.

Superata quella prova, la seconda e la terza notte londinese hanno assunto un significato diverso. Non erano più soltanto concerti per verificare le condizioni della band: erano diventate una vera festa per celebrare il ritorno dei Bon Jovi.

E in tutte le serate ci sono stati due brani che hanno rappresentato particolarmente il legame dei Bon Jovi con l’Europa e lo stadio di Wembley in particolare: These Days e Hey God, entrambe eseguite in ogni data del mini-tour europeo.

These Days in quanto  title track dell’album e del tour del 1995 durante il quale i Bon Jovi suonarono al vecchio stadio di Wembley per tre date consecutive, come questa volta, e chiusero lo stadio prima dei lavori di rinnovamento.

Mentre Hey God è stata una delle sorprese più belle del tour. Jon ha raccontato dal palco di considerarla probabilmente la migliore canzone che i Bon Jovi abbiano mai scritto. E, ascoltandola nelle cinque date, è difficile non pensare che sia stata anche quella che gli è riuscita meglio: per voce, intensità e interpretazione.

L’ultima notte di Londra ha poi portato alcune modifiche alla scaletta, riportando sul palco tre grandi assenti dai precedenti tour europei.

La prima è stata Blood on Blood, scelta come apertura del concerto. Jon si è presentato da solo sul palco, iniziando la prima strofa con voce e chitarra acustica prima di lasciare spazio alla band.

Poi è arrivata Captain Crash & the Beauty Queen from Mars, inserita a richiesta di Tico. Un brano capace di trasformare immediatamente Wembley in una massa ondeggiante, con tutto lo stadio coinvolto.

E infine Love Is the Only Rule, uno dei brani più interessanti della produzione dei Bon Jovi post-2000, scelto proprio da Jon.

Tre inserimenti che hanno dato alla serata finale un carattere ancora più speciale e che hanno confermato quanto la band abbia iniziato a ritrovare quella libertà e quella fiducia necessarie per guardare nuovamente avanti.

Perché, in fondo, questo mini-tour tra la residency al Madison Square Garden e le cinque date tra Irlanda e Inghilterra era proprio questo: la prova del nove del recupero di Jon Bon Jovi e della possibilità di riportare i Bon Jovi nuovamente sulla strada.

La prova è stata superata.

E insieme alla voce è tornata anche la confidenza. Quella di Jon con il palco, con la band e con il pubblico. Al termine dell’ultima data londinese, prima di lasciare definitivamente il palco, Jon ha pronunciato parole che valgono più di qualsiasi comunicato ufficiale:

Just taking it all in… because after tonight it’s going to be a long 5 or so months before we go back on the road. We are booking a tour right now for next year.

Cinque mesi circa prima di tornare on the road. E, soprattutto, un tour già in fase di organizzazione per il prossimo anno.

Per una band che non vedevamo in Europa dal 2019, dopo tutto quello che è accaduto negli ultimi anni, non è una semplice frase detta dal palco. È la prospettiva concreta di un nuovo capitolo.

E noi, come BJCI, ripartiamo subito.

Il prossimo appuntamento sarà infatti il nostro meeting annuale al Rock’n’Roll di Rho, quest’anno intitolato AFTERTOUR PARTY – FANS MEETING: l’occasione per ritrovarci dopo queste settimane vissute on the road e condividere tutte le emozioni del ritorno dei Bon Jovi in Europa.

Sarà il momento giusto per raccontare le nostre impressioni, per chi ha avuto la possibilità di assistere a una o più date e vuole condividere la propria esperienza, ma anche per chi non è riuscito a partire e vuole finalmente “toccare con mano” il racconto di chi c’era.

Perché un tour dei Bon Jovi non finisce quando si spengono le luci dell’ultimo stadio. Rimangono le canzoni, le emozioni, le storie e, soprattutto, la voglia di ritrovarsi e raccontarle insieme.

Ci vediamo al Rock’n’Roll di Rho!
A proposito: le prenotazioni sono aperte! Per tutti i dettagli dell’evento leggete QUI.

BON JOVI FOREVER!