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10 Ottobre 2012 – In occasione del mini Tour Europeo di Richie Sambora per promuovere il suo lavoro solista “Aftermath Of The Lowdown” il BJCI era presente ad Amsterdam, alle due date Sold Out del 9 e 10 ottobre 2012 al Melkweg.

Il BJCI ha avuto la grande opportunità di fare un’intervista esclusiva a Richie Sambora, durante la quale Richie ha parlato in maniera aperta e sincera del nuovo disco, della sua vita privata e della sua attività nei Bon Jovi. Ci ha accolto nella sua suite in uno dei piu’ esclusivi hotel di Amsterdam dove abbiamo avuto una bella chiaccherata di circa mezz’ora. Non una vera intervista ma un dialogo e una conversazione tra fans e amici! Qui di seguito la video-intervista integrale.

Inoltre in questi due giorni di Amsterdam che il BJCI ha chiamato “Operation Sambora 2012“,  il BJCI ha consegnato personalmente a Richie una meravigliosa Stratospheric Wine Guitar, prodotta e regalata dall’artigiano liutaio italiano Fabrizio Paoletti: un pezzo unico custom realizzato a mano appositamente per Sambora!

Per ringraziarci, Richie ci ha aperto le porte durante il soundcheck dove ha provato il suono della Paoletti e l’ha utilizzata poi durante il concerto per un paio di canzoni e ringraziando gli “amici italiani”! Una grande esclusiva del BJCI.

Un ringraziamento di cuore a Audioglobe, l’etichetta distributrice di “Aftermath Of The Lowdown” in Italia, e a Outune.net per il continuo e costante supporto. Grazie!

Recensione Aftermath Of The Lowdown

aftermath-of-the-lowdown-coverRichie Sambora – Aftermath Of The Lowdown,
Dangerbird Records, 2012, distribuito in Italia da Audioglobe

 

A 14 anni dal suo secondo disco solista (dopo Stranger in This Town, 1991 e UnDiscovered Soul, 1998), Richie Sambora si rimette in gioco completamente, offrendo con una sorprendente freschezza la prova tangibilie che Aftermath of the Lowdown non è solamente un lavoro del chitarrista dei Bon Jovi, ma di un musicista maturo e completo, finalmente libero di esprimere il suo amore per la vita.

Già con UnDiscovered Soul, composto all’apice del successo dei Bon Jovi, Sambora aveva iniziato quel processo che prima o poi ogni uomo deve affrontare: scavare in profondità nella propria anima per comprenderla finalmente a fondo. Il risultato, forse troppo ottimista, si poteva riassumere nello spensierato ritornello della opening track dell’album: “And I was alright”.

Il conto salatissimo di anni di fama, ricchezze ed eccessi si è però presentato inesorabilmente nel 2006 quando Richie si è trovato ad affrontare un divorzio molto doloroso – con una figlia adolescente di mezzo – e la inaspettata scomparsa del padre, sconfitto da un tumore: affogando i pensieri nell’alcool, incapace di comprendere quanto rapidamente la cosa lo stesse divorando, Sambora è arrivato ad un passo dal fondo, rinunciando anche all’imminente tour dei Bon Jovi del 2011.
Con coraggio ed un’umiltà impressionanti, ha però chiuso la porta dietro di se, tentanto la via della Rehab, indagando nel profondo del proprio cuore per arrivare a comprendere pienamente l’essenza stessa della vita: l’amore.

E’ in questa chiave che deve essere letto questo disco: una rinascita spirituale e fisica di un uomo che nella vita ha raggiunto gli estremi in tutto. Ora, con una nuova coscienza di se, dei propri limiti e di quelli ancora da raggiungere, Richie ha scritto e registrato undici canzoni con il produttore Luke Ebbin (Bon Jovi, Melissa Etheridge, All American Rejects) e con musicisti del calibro di Rusty Anderson, chitarrista di Paul McCartney e Aaron Sterling (Sheryl Crow, John Mayer) alla batteria.
E’ da questa insolita unione di stili e background musicali eterogenei che proviene la purezza di questo disco, mix di influenze pop, rock, blues e country, che strizza un’occhio ai Beatles ed ai Foo Fighters, condendo il tutto con alcuni classici lick del repertorio più bonjoviano di Sambora: le tracce scorrono rapide, le melodie si intrecciano facili e viene da canticchiarle anche durante il primo ascolto.
Ma non lasciatevi ingannare, Aftermath of the Lowdown non è un disco leggero, ne facile da capire: ad ogni nuovo ascolto emergono elementi nuovi, sfumature profonde come le cicatrici nel cuore di Richie che permettono ai pezzi più struggenti di penetrare nell’animo dell’ascoltatore e restarci a lungo.

Recensione Aftermath of the LowdownBurn That Candle Down apre il disco con cacofonica ed invasiva bellezza, anni luce distante dalle melodie dei Bon Jovi: spigolosa e ruvida, la voce di Sambora distorta che si districa tra i colpi della sezione ritmica e l’organo Hammond è una piacevole sorpresa d’apertura, mentre Every Road Leads Home To You, primo pezzo scritto e genuinamente arrangiato da tutti i musicisti in sala, è una fresca boccata d’aria in una giornata afosa: gli archi ed il pianoforte che ricorda quello degli U2 in New Year’s Day sono i pilastri di questo pezzo in cui finalmente riconosciamo il Sambora più classico e melodico.
Taking A Chance On The Wind echeggia di UnDiscovered Soul e di Lost Highway, disco dei Bon Jovi con forti influenze coutry, mentre Nowadays accelera i BPM in un ben riuscito mix tra i Foo Fighters più orecchiabili ed i Bon Jovi più moderni.
Seguono Weathering the Storm e Sugardaddy: la prima, infintamente bonjoviana con accenni blues, la seconda una piacevole scanzonata festa con gli amici che cantano in coro.
I’ll Always Walk Beside You è uno struggente brano in due parti scritto per la figlia, vera vittima del tormentato divorzio: un sussurro, quasi una ninna nanna appoggiata delicatamente ad una chitarra acustica all’inzio, una grandiosa esplosione di melodie nel finale, sino al sussurro che la chiude. Seven Years Gone e You Can Only Get So High sono quanto di più intimo e personale Richie abbia mai scritto: due piccoli capolavori con melodie curate, ottimi arrangiamenti, testi toccanti ed una voce veramente intensa. La prima, in una riuscitissima metafora degli ultimi sette anni della sua vita, alterna momenti di pianoforte di rara passionalità a violente esplosioni chitarristiche, mentre la seconda – con disarmante sincerità – racconta della sua difficile dipendenza dall’alcool.
Chiudono il disco l’aggressiva Learning To Fly With A Broken Wing di vaga inspirazione Springsteeniana, con un impressionante assolo finale e World, un corto sonetto acustico filosoficamente dedicato al nostro Pianeta, degna conclusione di un disco eterogeneo, intenso e drammaticamente vero, nel quale tutti possono identificarsi.
Da Essere Umano e, solo in secondo luogo, da Ascoltatore non posso che essergliene grato.

Recensione di Tommaso Angeletti